Conosci l'artista

Dietro SCIZOO' (al secolo Alfio Sampugnaro) c'è un artista con una visione profonda dell'essere umano. Attraverso anni di ricerca solitaria, da autodidatta ha attraversato un labirinto di esperienze personali portandosi su uno stile distintivo.

Egli fonde la potenza visiva della pittura con la profondità della fotografia.

L'evidente tensione nel racconto del corpo umano, denuncia una visione disincantata e critica dell'intima realtà.

 

Vision

SCIZOO' ART nasce dalla volontà di fare conoscere il lavoro di quest'artista. L'obiettivo è creare un ponte tra l'arte e chi la osserva, ispirando e provocando riflessioni profonde per condividere, a livello globale, la propria esperienza artistica.

Dicono di noi

Scizoò fa una scelta stilistica consapevole e usa un linguaggio crudo per esplorare la profondità dell'animo umano, influenzata certamente da ciò che hai visto e vissuto, ma governata da un talento che si esprime nella velocità esecutiva.

In queste opere si fondono forme astratte con figure umane o antropomorfe spesso deformate. Il segno è deciso, veloce; quasi violento. Simbologia del tormento sono i temi legati alla frammentazione dell'io. I volti e i corpi sono spesso scomposti o segnati da linee intricate che richiamano labirinti mentali.

Nel colore predilige contrasti forti. Essi sono stesi in modo materico, con pennellate dense che danno tridimensionalità e urgenza emotiva alla composizione. Così approda, con eleganza, in una sorta di estetica dell’errore. Non cerca la perfezione formale, ma la verità del momento. Così le sbavature e le imperfezioni diventano parte integrante del messaggio artistico, rendendo ogni opera un "documento".

Tutto questo fa sì che le sue opere sono spesso popolate da creature ibride e sguardi fissi che, in un'atmosfera onirica, raggiungono direttamente lo spettatore. 

Prof. Simone Fappanni

La mimesi introspettiva

Una ricognizione misterica, mai fragilmente affabulatoria, contraddizioni distingue il percorso creativo di Alfio Sampugnaro (Scizoò).

Nei suoi quadri una mimesi introspettiva di raro sapore evocativo si compenetra efficacemente con una resa espressiva del soggetto che non cede alla mera calligraficità. Il corpo femminile, meta-conduttore apodittico di questa esperienza creativa, viene immerso in atmosfere oniriche di intrigante pregnanza emotiva ed emozionale. Nulla si ferma al caso, alla oggettività relativa, alla

percezione immediata del dato che contraddistingue il vero in quanto tale: tutto è soggettività rivelata, accentazione declinata secondo timbri segnico-coloristici che si coagulano incessantemente

nella rivelazione di un passaggio, quello dalla latenza alla presenza, che si legge nei volti e nelle posture dei soggetti dell'artista.

Insomma, oltre allo sguardo, oltre l'immediatezza della realtà-reale, si muove la ricerca sperimentale di Sampugnaro: la sua pittura penetra profondamente nella corporeità estraendone l'essenza più recondita e sconosciuta, lasciandoci assaporare quella dolce e per certi aspetti persino inebriante incomprensibilità che rimane dopo la semplice visione.

Scizoò scandaglia, in questo modo, le barriere più riposte dell'essere rivelato a se stesso, cercando in esso quella disuguaglianza dagli altri che lo rende un unicum irripetibile.

Siamo di fronte, a volte, ad una sorta di danza egemonica (si veda l'opera Danza diabolica), in cui l'estasi estrema diventa passaggio figurale, traduzione subliminale di una de-coscientizzazione che porta verso l'infinito.

Una condizione catartica, insomma, che dalla coscienza porta ad una piena consapevolezza della propria condizione umana che passa attraverso una ritualità laica, ovvero una inebriante fuga nell'attesa che ha radici ben ancorate nella tensione (Bacco), che dal desiderio di fuga verso un altro-dove si placa solo e soltanto quando si fa più forte e inscalfibile il legame con il proprio mondo reale (e qui la mente corre all'olio I nastri rossi). In questo senso risulta ancora più forte e alto il significato che assume il corpo femminile nell'impaginazione dei quadri di Scizoò: il corpo non è mai esibito o ritratto; esso assume connotazioni ora sensuali ora erotiche, ora enigmatiche (Pietanza), talvolta mimiche (Raks sharqi), secondo un'urgenza rappresentativa che annovera al suo interno una musicalità intessuta di un dinamismo volumetrico, epidermico, che ricorda, molto da vicino, per elasticità ed eleganza, i movimenti di artisti circensi (Trapezio), resi con pennellate agili e sicure. Ma il discorso va addirittura oltre, facendosi poesia visiva, volgendosi cioè nell'alveo di una tradizione plastica della metricità, sempre badando, però, a non smentire quell'attenzione, veramente sincera, verso la complessità nascente che caratterizza la società postmoderna, comprese le sue contraddizioni, le quali si rivelano soprattutto nelle ansie e nelle incertezze dell'uomo.

Non stupisce quindi che un pittore estremamente sensibile come Alfio Sampugnaro si volga con passione a questi aspetti del vivere, approcciandoli mediante una problematizzazione che si coglie nella efficacia dei volti che dipinge, sospesi tra sogno, raccoglimento e disincantata meditazione oppure, in casi estremi, portatori di una angoscia (Il buio attorno) che forse altro non è se non il riflesso empirico di quella inquietudine che spesso affligge chi intende vivere e non solo sopravvivere.                                                                 

Prof. Giuseppe Nasillo

Le finalità estetiche perseguite da Scizoò scaturiscono da una originale, felice commistione mentale ed emotiva, che egli trasferisce sulla tela con la pronunciata mediterraneità del suo sentire, avvolgendo le cattivanti immagini che ne derivano –prevalentemente, anche se non esclusivamente, femminili- con vorticanti, spiratici aloni di palpitante sensualità.

In tali mobili campiture dall’articolata trattazione policromatica egli proietta i parametri strumentali della propria concezione esistenziale, in una sorta di confluenza edonistica e decantatrice allo stesso tempo, nell’armonica dinamicità dei corpi, elevati a simboli ancestrali e sempre attuali di vitalità e di voluttà.

Le sequenze materiche che popolano i lavori del pittore di origini siciliane assurgono di volta in volta al ruolo di pregnanze umorali, in cui la pronunciata libertà dei gesti è in piena sintonia espressiva con la sussultanza recondita che genera, anima e declama gli imprevedibili ed effervescenti spazi dell’interiorità radicata in ciascun essere vivente.

Le figure, pertanto, si precisano come metope visive in una simbologia comportamentale, che l’autore propone ai nostri occhi nella naturale, disinibita, esultante, elleborica panicità, su cui alitano ventate di lirica sublimazione dell’evento, in ossequio al principio che la vita è una indecifrabile, misteriosa eclatanza di sensazioni, di captazioni, di avvisamenti che, innervati sulla corporeità del reale, la trasfigurano e la arricchiscono di segnature e di connotazioni nelle quali è difficile distinguere in termini di limitante razionalità ciò che è desiderio, sogno, attesa, rapimento, memoria, rimpianto, ebbrezza e appagamento dei sensi.

                                                           

Emanuela Figliola 

Espressione artistica.

L’arte entra a far parte del ciclo della vita attraverso percorsi ed esperienze, sfumature e sentimenti che rappresentano la personalità dell’autore.

Armonizza il proprio bagaglio culturale ed artistico con modelli contemporanei, testimone partecipe di un linguaggio ricco di simboli e metafore, mosso dalla libertà espressiva, che racconta in ogni suo gesto pittorico.

Vivendo in mondo artisticamente attivo, discerne tra il brutto e il bello in modo ironico, si diverte allontanando convenzioni e modelli razionali.

L’atmosfera magica permane tra realtà e mistero, la capacità tecnica da lui consolidata, traspare nei suoi vivacissimi colori, che emergono sullo sfondo blu, nero e rosato dei suoi universi, lasciando fluttuare le sue muse ispiratrici nella fantasia del poeta, tra i bagliori di luce, in costruzioni informali ricche di brillantezza e di energia che ci fanno ricordare  smalti preziosi.

Il senso artistico di questo pittore, in tutte le sue multiformi possibilità, scorre con istinto primordiale, come una pianta che prima o poi fiorirà e che improvvisamente senza scosse di preavviso  dopo una notte insonne, trova la motivazione per impugnare un pennello e mettersi di fronte ad una tela, creando  una pittura né banale e né scontata, ma ricca di passionalità.

Possiamo dedurre che leitmotifs ricorrente è: “Pensa coi sensi e senti con la mente l’arte che diviene il presente”. La mostra rivelerà  un’artista che riesce creare novità e sovvertire le aspettative, che suscitano riflessioni con operazioni del tutto gestuali.

 

Carlo Palladino, Il segno-colore di Scizoò, in Corriere dell’Arte, n°40 del 14 dic. 2007

Disinvolto nelle regole che sottintendono il fare artistico, Scizoò si muove su due registri paralleli che inducono l’osservatore ad una prima lettura immediata e dinamica e ad una seconda più introspettiva e personale. Sintesi di luci, colori e gestualità annunciano i frammenti dell’esperienza che spuntano dalle figure femminili e si condensano nel vigore dei corpi e delle forme, che così emergono in tutta la loro forza e si stagliano sui colori del fondo. E’ l’esperienza vissuta che conferisce all’opera i valori, gestisce le caratteristiche dello stile, determina la realtà dei soggetti. L’artista adopera un vocabolario tutto suo, in cui studio e composizione fanno la loro comparsa sulla tela quasi per caso. E’ l’attimo capace di emozionare quello che arriva con impeto ed immediatezza e poi sono i pennelli ed il colore ad accogliere e modificare l’emozione in qualcosa di più tangibile. Benché alle prime esperienze espositive, l’artista affronta con determinazione l’esperienza pittorica come metodo per “liberarsi” delle sensazioni che capta dal mondo che lo circonda. Nelle sue opere, infatti, la vita vissuta è un fenomeno che si manifesta attraverso lo svolgimento di sollecitazioni emotive. Silenzi, attese, alternarsi di linee e colori stabiliscono un diretto contatto tra immagine e comunicazione, tra intuizione e calcolo tra movimento e sottili suggestioni. L’essenza del vissuto si ferma in fotogrammi in cui i corpi –essenzialmente femminili- si librano nell’intimità ed accolgono pensieri, suscitano stimoli, rifuggendo dalla fredda pacatezza della riflessione intellettuale, per approdare ad una forza che trova senso nella quotidianità del vivere. E che materialmente trova senso in un colore dato senza pensare al dettaglio, in una materia che si esprime con pennelli larghi, in una composizione che si avvale di linee decise ed energiche. Scizoò è un artista in crescita e si è imbarcato in un viaggio in cui ha deciso di navigare a vista: ha voglia di sperimentare e di far uscire allo scoperto quella necessità interiore che non trova consolazione in un quadro troppo misurato. E lo dimostra in questa esposizione all’Associazione Artistica e Culturale Tarea, in Via San Francesco d’Assisi 14, dal 16 al 30 dicembre.